A due anni dalla pubblicazione il libro che racconta le avventure a gas naturale della Torino-Pechino 2018, di nuovo disponibile in libreria e sulle più importanti piattaforme online, taglia un prestigioso traguardo.
Il 2020 della nostra associazione aveva in calendario un nuovo importante viaggio che nei programmi avrebbe dovuto trasformarsi in un nuovo libro. Il Covid-19 ha bloccato il mondo e di conseguenza anche la possibilità di vivere in sicurezza la nuova avventura che cercheremo di recuperare nel 2021. Nel frattempo non si è mai fermata la distribuzione di Eurasia – Dall’Atlantico al Pacifico con il gas naturale, che grazie anche ad un nuovo accordo per gestire in modo più efficiente la commercializzazione torna disponibile in tutto il territorio nazionale.
Certamente l’aver toccato quota mille deve riempirci di soddisfazione dato che sono numeri importanti nel settore dell’editoria. A questo traguardo hanno naturalmente contribuito gli acquisti fatti dagli sponsor che sostennero la Torino-Pechino del 2018, senza i quali non avremmo potuto avere la certezza di poter rientrare nelle spese necessarie per la pubblicazione.
Eurasia nacque come supporto al messaggio ecologico che la Torino-Pechino voleva trasmettere. Minor spesa, abbattimento delle emissioni ed affidabilità, tutto quello che che il nostro veicolo euro 4 doveva dimostrare una volta salvato dalla rottamazione e trasformato in un dual fuel diesel-metano. Per essere più esatti biometano nella parte europea del viaggio e metano in quella asiatica.
Due anni dopo la prima pubblicazione Eurasia sta vivendo una seconda giovinezza. Per molti è diventato un manuale di riferimento per esplorare luoghi complicati. Grazie ad un tam tam social molti lettori del libro hanno raccontato di avere usato Eurasia come fonte di informazioni per allestire esplorazioni in auto nel mondo euroasiatico o semplicemente come spunto per idee di viaggi, in particolar modo in Corea del Nord, Asia centrale e Mongolia. Sapere che il nostro libro ha contribuito alla realizzazione o alla pianificazione di altri viaggi ci riempie di orgoglio.
Negli oltre 40.000 chilometri percorsi dall’Atlantico al Pacifico i protagonisti di Eurasia si sono trovati in mezzo due continenti, 26 nazioni, 44 confini e soprattutto è avvenuta la nascita della figlia del capospedizione!
La pagina Facebook del libro Eurasia e quella dell’associazione culturale Torino-Pechino sono state arricchite di ulteriori foto e video relativi allo storico viaggio e per coloro che hanno delle curiosità o bisogno di consigli per raggiungere la parte di pianeta raccontata nel libro ci sarà una risposta a qualsiasi domanda. Ulteriori informazioni, a volte anche più specifiche di quelle contenute nel libro, sono disponibili su questo sito nella sezione dedicata al diario di viaggio 2018.
Eurasia nella quarta di copertina
Eurasia è il racconto di un viaggio dall’Atlantico al Pacifico a bordo di una Toyota Hilux, attraverso l’Europa, la Russia, il Kazakistan, l’Uzbekistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, la Mongolia, fino alla lontana Cina e alla Corea del nord, fra paesaggi d’incanto e un’umanità pittoresca e amabile. È il resoconto di un viaggio a basso impatto ambientale, per documentare come l’utilizzo di un innovativo sistema di abbattimento delle emissioni nocive permetta a un veicolo non più giovanissimo di continuare a viaggiare inquinando poco e con un risparmio economico che solo il metano – sia quello classico delle stazioni di rifornimento, sia quello a chilometro zero ottenuto dalla trasformazione di letame e scarti alimentari – può offrire. Eurasia, soprattutto, è un’idea di continente e di mondo senza le divisioni create dall’uomo nel corso dei secoli. Così come la parola Eurasia è la fusione di Europa e Asia, allo stesso modo culture, storie, lingue, tradizioni e religioni di tutte queste terre possono unirsi simbolicamente e condividere i valori universali come pace, amicizia, tolleranza e rispetto per l’ambiente che ci circonda.
Infine, Eurasia è anche la storia di un altro viaggio, quello della piccola Alisa, figlia dell’autore, Guido Guerrini, che nasce proprio alla conclusione della lunga traversata.
Il primo impegno della giornata conclusiva è la visita al ramo tecnico dell’Istituto secondario superiore Ascanio Sobrero di Casale Monferrato. Qui, grazie alla collaborazione con alcuni docenti della scuola, incontriamo due classi quinte per raccontare e confrontarci su alcuni aspetti tecnici del nostro viaggio. Per mantenere l’attenzione alterniamo sia racconti leggeri legati alle dinamiche della lunga avventura sia la spiegazione di come funziona e quali sono i vantaggi pratici di un sistema dual fuel. Nella parte finale dell’incontro, quando diamo una sguardo al veicolo che ha fatto l’intero viaggio, parcheggiato nel piazzale, vengono fuori anche domande molto pertinenti relativamente al diesel-metano. Dopo un rapido passaggio dalla sede di Ecomotive Solutions a Serralunga di Crea, la Toyota Hilux che ha percorso la Torino-Pechino si accinge a percorrere l’ultimo centinaio di chilometri che lo porteranno a concludere ufficialmente la lunga avventura. Le valli del Monferrato scorrono lente sotto le ruote del potente mezzo e la bassa velocità di quest’ultimo viaggio è forse anche conseguenza della voglia di non far finire questa esperienza dopo “soli” quattro mesi. L’ultimo pasto del viaggio avviene in modo frugale in un bar del centro di Torino. Alle 14.00 in punto si aprono i cancelli del Palazzo di Città, il municipio della città sabauda. I vigili di guardia ci fanno il saluto, quasi
un onore delle armi per gli ultimi trenta metri di viaggio. Ad attenderci c’è Fabio Versaci, Presidente del Consiglio Comunale e uno dei principali promotori, per il lato istituzionale, della Torino-Pechino 2018. Anche noi siamo ben rappresentati visto che al fianco del capo-spedizione Guido Guerrini c’è Sara Deregibus della Direzione Aziendale di Ecomotive Solutions e del Gruppo Holdim di cui fa parte. Presenti anche l’ufficio comunicazione della Presidenza del Consiglio e Alessandro e Sara dell’ufficio marketing di Ecomotive. Abbiamo l’onore di essere ricevuti nella “Sala Rossa”, il cuore istituzione della città, dove si riunisce il Consiglio Comunale di Torino. Qui avviene la consegna della targa di ringraziamento che abbiamo realizzato per il Presidente Versaci e per la Sindaca Chiara Appendino. “16 giugno-26 ottobre 2018, dopo 133 giorni, 41.191 chilometri, 26 nazioni e 44 confini, il Natural Gas Tour è tornato a Torino e ringrazia il Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci per il sostegno alla nostra iniziativa” è quello che si può leggere nella targa ricordo. Il viaggio si chiude con un caffè offerto dal Presidente e con l’augurio di ripetere l’esperienza tra altri dieci anni o forse prima. Mentre ci congediamo nel piazzale di fronte al municipio, un tram rallenta e si ferma per rendere omaggio alla Torino-Pechino. Alla guida la signora Cristina che era presente alla partenza da Piazza San Carlo la mattina del 16 giugno.
peggiore del consueto. Dopo una cavalcata di oltre quattrocento chilometri siamo a Paderno d’Adda, presso la sede di Ecomotori.net, uno dei principali partner del nostro viaggio. Qui pranziamo con Nicola, Monica e Irene e ci scambiamo racconti relativi al viaggio e alla stagione ecomotoristica 2018 dove Nicola ha vinto il Campionato Italiano dedicato alle auto elettriche. I programmi futuri dell’Ecomotori Racing Team sembrano comprendere anche un ritorno in scena del metano proveniente da fonti rinnovabili, mentre gli altri segreti di questa operazione non li possiamo ancora svelare! Nel primo pomeriggio incontriamo presso la splendida cornice dell’Autodromo di Monza il giornalista e blogger Luca Carriera, redattore della rivista italiana in lingua russa “Ozero Komo”. Nata ormai cinque anni fa, la rivista che porta il nome del Lago di Como è un utile strumento per i lettori di lingua russa presenti in molte aree della Lombardia. Allo stesso tempo 


Sveglia di buon mattino nella casa riminese che ospita l’equipaggio della Torino-Pechino. Dopo una colazione a base di brioche e caffè, una volta salutato il padrone di casa Roberto, la Toyota Hilux prende la strada che la condurrà verso il ventiseiesimo stato sovrano toccato durante il lungo viaggio. Pochi chilometri, ma sufficienti ad annoverare anche la Repubblica di San Marino nel lungo elenco di nazioni euroasiatiche. Dall’antica terra della libertà che ama raccontare che le proprie origini risalgano all’anno 301 dopo Cristo, il viaggio prosegue lungo la Statale 258 Marecchiese che conduce al valico appenino di Viamaggio e quindi verso la Valtiberina toscana. Penultima tappa è Pieve Santo Stefano, dove a sorpresa ci presentiamo dal “Mea” per un taglio di capelli. Come ogni barbiere che si rispetti, anche il Mea riesce a metterti a tuo agio raccontandoti e facendosi raccontare tutte le novità degli
ultimi quattro mesi. Ultimi quindici chilometri, evitando accuratamente la E45, ed eccoci fotografare il nuovo cartello di ingresso di Sansepolcro. Bruno e Guido sono finalmente rientrati nella cittadina di origine e un lungo programma di eventi li aspetta durante l’intera giornata. Pranzo in famiglia e lavoro di preparazione delle tante fotografie che serviranno nella serata di questa sera. Alle 17.00 siamo alla nuova stazione di rifornimento Piccini lungo Via Senese Aretina. Qui facciamo rifornimento di metano e un primo racconto di viaggio con la stampa locale.
Un’ora dopo è la volta dell’arrivo presso il Palazzo Comunale, accolti dal Sindaco della città Mauro Cornioli. Un aperitivo all’Happy Bar di Piazza Berta e poi una pizza con Alessio Metozzi, presentatore della lunga serata che ci aspetta a raccontare l’esito del viaggio: oltre a Bruno e Guido, sono relatori anche altri reduci dell’avventura come Andrea Gnaldi, Alessandra Cenci e Giulia Messina. Presente un pubblico molto interessato al racconto e che ha seguito per quasi tre ore tutte le avventure, corredate da fotografie, che la Toyota Hilux alimentata a diesel e metano ha vissuto in circa 35.000 chilometri (oltre 40.000 se consideriamo il prologo verso Lisbona). Con una passeggiata notturna nel centro cittadino di Sansepolcro, si chiude questa parte di viaggio in attesa della “chiamata” a Torino per la conclusione del progetto.
Il primo risveglio in terra italica è caratterizzato da una colazione più dolce e meno salata rispetto a quelle fatte nei giorni precedenti. Ripartiti da Affi, decidiamo di onorare il vicino Lago di Garda con una visita e per immortalare la Toyota Hilux con una delle bellezze naturali italiane. Segue il trasferimento alla Fiera di Verona dove visitiamo OIL&NONOIL 2018, evento principe del settore di distribuzione carburanti. Qui siamo ospiti della stand di Fornovo Gas. Finalmente conosciamo di persona Federico e Eugenio, tra coloro che possono essere annoverati “angeli custodi” del nostro lungo viaggio. Federico è stato decisivo nel far nascere il rapporto con Fornovo, mentre Eugenio è stato il nostro uomo di fiducia nelle varie repubbliche ex sovietiche. Foto ricordo assieme e lunga chiacchierata relativa alle avventure del nostro viaggio. Su suggerimento di Federico ci spostiamo a Traversetolo, tra Parma e Reggio Emilia, dove si trova la sede di Fornovo Gas. Prima di tutto ciò, ennesimo pieno di metano in una loro stazione di servizio a Verona.
Alla sede amministrativa e produttiva ci aspetta Giuseppe, con il quale facciamo un giro completo di questa importante realtà specializzata nel costruire compressori, ma anche altre componenti relative alle stazioni di rifornimento di metano. Davvero singolare ammirare le colonnine con scritte in russo o uzbeko, ovvero le sorelle di quelle che ci hanno accompagnato per settimane. In questa occasione consegniamo anche alcuni regali che la divisione uzbeka di Fornovo ha inviato “via terra” alla sede madre italiana.
All’arrivo della sera siamo ospiti a Cesenatico. Ceniamo con Bruno e Yulia e con i figli Samuel e Melissa. Questi cari amici che vivono da poco in Romagna sono il primo contatto indiretto con la Toscana e Sansepolcro, loro terra di origine. Il rapporto che lega Guido e Bruno all’altro Bruno, sua moglie e i figli, è molto forte. Forse anche l’affetto verso i due bambini ha contribuito a far crescere la voglia di paternità di Guido. A completare la serata con i migranti toscani in terra romagnola c’è la notte trascorsa a casa dell’amico Roberto in quel di Rimini. Dopo una lunga chiacchierata sull’esito della Torino-Pechino, prendiamo sonno con la consapevolezza che domani, dopo quasi quattro mesi, saremo di nuovo a Sansepolcro, dove saremo accolti dall’Amministrazione Comunale e dagli sponsor locali.
La sveglia in montagna è una cosa insolita per le dinamiche del nostro viaggio, ed è piacevole vedere le alte vette attorno alla valle della Drava. Tra l’altro questo fiume è protagonista di un triste episodio avvenuto nelle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale. Nella vicina Carnia, che abbiamo attraversato poco meno di quattro mesi fa, dopo la caduta del fronte sovietico successivo alla Battaglia di Stalingrado, i cosacchi alleati dei tedeschi furono evacuati qui con il sogno di una nuova patria. In meno di due anni il fronte arrivò in Italia e i cosacchi ebbero paura di arrendersi ai partigiani italiani che arrivavano da sud o ai soldati jugoslavi e sovietici che avanzavano da est. Si trasferirono a Spittal e si consegnarono agli inglesi con la speranza di non essere poi passati ai sovietici. Londra era già in accordo con Mosca e al momento in cui i cosacchi compresero il proprio destino, molti decisero di suicidarsi nella Drava. I numeri non sono chiari, c’è che racconta di centinaia di morti e chi di oltre ventimila. Nel cimitero cosacco di Lienz riposano almeno settecento di coloro che morirono in questa occasione. Altro particolare poco noto è che la Drava nasce in territorio italiano ed è il fiume più lungo tra quelli che scorrono o transitano in Italia. Con i suoi 749 chilometri si getta sul Danubio dopo aver toccato Italia, Austria, Slovenia, Croazia ed Ungheria. Quindi la sorgente della Drava, nel comune di Dobbiaco, è oltre lo spartiacque alpino. Questo singolare aspetto riguarda solo una piccolissima parte del territorio italiano e accomuna la parte finale della Valpusteria alle zone di Tarvisio e Livigno.
Proprio in questo contesto geografico attraversiamo il confine tra Austria e Italia che dopo 115 giorni ci riporta in Patria. Foto di rito nei pressi della struttura confinaria in disuso e rilancio social, come da tradizione, dell’evento. Ancora pochi chilometri e raggiungiamo il paese di Brunico dove c’è la sede di Bts Biogas, uno dei principali compagni di viaggio della nostra avventura. Assieme a Riccardo, presente anche alla partenza di Torino, visitiamo l’impianto di trasformazione di San Lorenzo, ad un paio di chilometri da Brunico. L’impianto in questione è ubicato in un bel contesto naturale e produce energia grazie al conferimento di letame da parte dei numerosi piccoli produttori presenti nella vallata. Quindi in questa caso non c’è un grosso allevamento proprietario dell’impianto, ma tutto è affidato al consorzio degli allevatori e agricoltori locali. La cultura ambientale presente in questa terra è sicuramente favorevole per incentivare questo tipo di attività.
Lasciamo Brunico regalandoci un ottimo pranzetto lungo la strada che scende a Bressanone. Si torna a mangiare italiano, seppure con accento altoatesino. Speck, formaggi e vino Lagrein ci fanno riscoprire il piacere eno-gastronomico di questo territorio. Proseguiamo la discesa nella valle dell’Adige e raggiungiamo Affi, dove si trova la sede operativa sempre di BTS Biogas. Qui incontriamo molte delle persone che ci hanno seguito in questi lunghi mesi di viaggio e sia Bruno che Guido non si sottraggono alle numerose foto a ricordo di questa visita. Realizziamo, con l’aiuto dell’agenzia pubblicitaria Prograf di Verona, partner di BTS, anche dei videclip che raccontano alcuni aspetti del nostro viaggio.
il Danubio e raggiungere il confine ungherese. La nazione magiara diventa il venticinquesimo stato sovrano toccato dalla Torino-Pechino 2018. Pochi chilometri, ma ricchi di significato. Infatti ci fermiamo poco prima del confine austriaco lungo la strada che collega Sopron a St. Mararethen am Burgeland. Qui sorge un memoriale a ricordo di alcuni fatti avvenuti nel corso del 1989. Naturalmente anche da qui passava la cortina di ferro che divideva l’Europa occidentale da quella orientale. Nell’ottica delle riforme in atto in Ungheria a fine anni ‘80, la classe politica magiara decise di alleggerire la sorveglianza ed i dispositivi di sicurezza lungo il confine occidentale. Nel giugno dell’89 i due ministri degli esteri, l’ungherese Horn e l’austriaco Mock, tagliarono assieme una parte della recinzione che separava le due nazioni. Circa due mesi dopo, il 19 agosto, fu organizzato un pic-nic a cavallo della linea di confine. Fu permesso per tre ore di muoversi liberamente da entrambe le parti. Oltre ai cittadini austriaci ed ungheresi, si presentarono a sorpresa, qualche centinaio di turisti tedesco orientali che erano in vacanza sul lago Balaton. I soldati ungheresi non presero provvedimenti e cominciò la prima fuga di massa verso la Germania Ovest. Questo contribui ai fatti che portarono nel successivo novembre alla caduta del Muro di Berlino. Oggi una serie di monumenti ricordano quel curioso pic-nic. Anche la vecchia cortina è stata ricostruita fedelmente per un breve tratto di pochi metri. Davvero bella la lunga pista ciclabile costruita al posto della strada militare che serviva per pattugliare la frontiera. Una scritta in più lingue afferma che quel giorno, qui, è nata l’Europa. A meno di venti metri, nella vecchia postazione di confine, sono tornati i doganieri austriaci che fanno controlli ad alcune delle auto che dovrebbero circolare liberamente all’interno dell’area Schengen. Il ripristino dei parziali controlli sul confine stona molto con il significato di questo luogo.
di letame in energia. Questo interessante programma ci costringerà a varcare il confine italiano nei pressi di Prato alla Drava, nell’alta Val Pusteria, rompendo la storica tradizione del passaggio dalla cittadina friulana di Gonars. Falliamo il rifornimento al metano di Villach a causa di un guasto all’erogatore della stazione di rifornimento. Poco male, visto che il metano caricato a Cracovia sta regalando grosse soddisfazioni in tema di consumi e ci permetterà di raggiungere l’Italia senza problemi. Ancora cinquanta chilometri e troviamo alloggio in una Gasthof situata in una frazione di Spittal am der Drau. Nonostante il fatto che siamo gli unici clienti e nonostante il lunedì la cucina del ristorante sia chiusa, la signora che gestisce l’attività fa uno strappo alla regola e ci somministra dell’ottimo Wiener Snitzel con patate e l’immancabile birra. In questa atmosfera andiamo a dormire più presto del solito.
Se ci fossero dubbi relativamente a dove siamo e che giorno della settimana sia oggi, bastano pochi chilometri di strada per chiarire la cosa. La domenica in Polonia è giorno di messa. In ogni città che attraversiamo, piccola o grande, tutte le auto si accentrano nei parcheggi e nelle strade vicino alle chiese. Questo favorisce la facile circolazione del nostro Toyota Hilux che si trova bruscamente a rallentare solo nei pressi delle chiese. Anche gli infiniti cantieri della S8 che collega Varsavia ai confini orientali sono insolitamente privi di traffico. Queste deviazioni stradali ci opprimono da ormai diversi anni e l’ingrandimento della pur ottima strada sembra non terminare mai. Approfittiamo dello scarso traffico di Varsavia per una passeggiata nel centro della città. Parcheggiamo l’auto nei pressi del celebre Palazzo della Cultura, un grande edificio in stile sovietico-staliniano che ricorda i palazzoni di Mosca chiamati “sette sorelle”. Questa ottava sorella è al centro di un dibattito tra coloro che la vorrebbero abbattere e quelli che sostengono che ormai faccia parte dello skyline di Varsavia. Nel frattempo tutto attorno sorgono come funghi altri grattacieli con stili
architettonici decisamente più moderni. Riprendiamo il cammino verso la Polonia meridionale tradendo la consueta strada che porta verso Katowice e Czestochova. Decidiamo di raggiungere Cracovia dove ci aspettano gli amici Lukas e Artur, pluripartecipanti a numerosi ecorally in giro per l’Europa. La strada è comunque buona e permette di viaggiare con una certa andatura. Nei pressi della bella città, capoluogo del voivodato di Piccola Polonia, riforniamo anche di gasolio a prezzi molto convenienti. Alle 17 in punto siamo alla stazione di metano situata alla periferia ovest della città dove ci incontriamo con Lukas e Artur. Fotografie di rito durante il rifornimento di gas naturale. Se andassimo diretti fino a Torino, oppure in Toscana, con questi ultimi due pieni avremmo un’autonomia sufficiente a raggiungere le destinazioni finali. Ci trasferiamo a casa di Lukas e finalmente ho l’onore di conoscere la storia della famiglia Nytko e del Nytko Racing 
L’eccezionale colazione del Biplan, nella rinnovata sala a disposizione degli ospiti, sembra far cominciare bene la giornata dell’equipaggio della Torino-Pechino. Anche il meteo promette sole e temperature sopra i quindici gradi, cosa che mancava da diversi giorni e quindi abbiamo un’ottima luce per fare le foto all’auto assieme alla collezione di cannoni presenti nel parcheggio dell’albergo. Oggi in Lettonia ci sono le elezioni per il rinnovo del parlamento nazionale. Un quadro molto frammentato vede il partito filorusso Armonia guidare i sondaggi elettorali. La sensazione è rafforzata dalle file davanti ai seggi elettorali di Daugavplils, che essendo abitata in prevalenza da russi vedrà sicuramente conferire ad Armonia una elevata percentuale. Con questo scenario lasciamo la città dopo aver fotografato l’enorme soldato che, guardando verso ovest, difende la città dai nemici germanici. Ad accompagnarci, ironia della sorte, anche la musica di Radio Alisa Plus che trasmette solo in lingua russa. Meno di trenta chilometri e si passa in Lituania dove il paesaggio continua ad essere caratterizzato dai molti laghetti attorno alla strada. Deviamo verso Vilnius dove dobbiamo obbligatoriamente sostare per il rifornimento di
metano. Raggiunto uno dei tre luoghi dove si può fare rifornimento di gas naturale in Lituania, ci accorgiamo di qualcosa di anomalo alla gomma posteriore sinistra, la stessa riparata dopo la foratura in Mongolia circa 12.000 chilometri fa. Concluso il rifornimento proviamo a riportare la pressione della ruota al livello di esercizio e questo ci conferma che c’è una perdita di aria consistente. Su suggerimento del gasista raggiungiamo un gommista aperto di sabato pomeriggio che possa risolvere il problema. Purtroppo ci sarà da aspettare molto visto che non siamo gli unici clienti. Alla fine passiamo il tempo passeggiando in città e dopo circa quattro ore siamo in grado di riprendere il viaggio nella massima sicurezza e con 25 euro di meno. La riparazione fatta dopo la Mongolia è stata rimossa e sostituita con una nuova e, forse, più efficace. Il traffico del sabato pomeriggio della capitale lituana ci accompagna lentamente verso l’uscita occidentale della città ed una volta evitato il bivio per la Bielorussia siamo lanciati in direzione Varsavia, che sarebbe stato l’obiettivo di giornata. Al confine la polizia lituana decide di approfondire la conoscenza con la nostra Toyota Hilux e così veniamo fermati per circa dieci minuti. Crediamo che i tutori dell’ordine abbiano avuto più curiosità di vedere da vicino il veicolo che l’intenzione di un vero e proprio controllo. Pochi minuti dopo avviene l’ingresso in Polonia; tornati dopo tre mesi e mezzo al fuso orario italiano, calano le tenebre. Viaggiare nei boschi polacchi risulta difficile e qualsiasi velleità di raggiungere almeno Varsavia viene soffocata dal realismo. Sosta per la notte a Ludza, importante crocevia tra le strade che conducono dall’Europa verso i Baltici o la Bielorussia. L’economico motel Zaicisze e il vicino ristorante sull’altro lato della strada allietano le ultime ore prima del meritato riposo. Per il secondo giorno consecutivo ceniamo in un locale dove avevamo pranzato durante il viaggio di andata.