12 luglio 2018, Krasnyj Jar-Krasnojarsk (437 km) – Tot. 8.949 km
La notte ai “Tre Orsi” trascorre abbastanza scomoda, visto che abbiamo dormito in tre su due letti da un solo posto cadauno. Il soggiorno a Krasnyj Jar si conclude al mattino con una nutriente colazione al
kafè del piano terra e con la notizia che la seconda finalista del Mondiale di Russia è la Croazia che nella notte ha battuto 2-1 l’Inghilterra. Con ogni probabilità ci gusteremo l’inedita finale Francia-Croazia sulle sponde del Lago Bajkal nei prossimi giorni. Riprendiamo a macinare chilometri come sempre in direzione est nella avtodoròga “Sibir” con qualche rallentamento dovuto ai cantieri di miglioramento della strada. Curioso come nel viaggio del 2008 fummo costretti ad andare piano in questo tratto a causa della strada deformata, nel 2018 rallentiamo per i lavori di miglioramento e forse nel 2028 potremmo percorrerla in sicurezza e velocità. Incontriamo la città di Mariinsk, un tempo attraversata da una strada sterrata e polverosa, oggi solo in parte sostituita da una strada asfaltata. Degno di nota il poderoso cippo chilometrico che indica i 4.000 chilometri da Mosca e il memoriale alla vittoria della Grande Guerra Patriottica. Impressionante leggere migliaia di nomi di gente del posto morta ad oltre 4.000 chilometri durante la Seconda Guerra Mondiale. Ogni città, anche nella lontana Siberia, ha pagato un tributo enorme di vite tra il 1941 e il 1945.
Accompagnati dal consueto ed elevato quantitativo di camion che emettono fumi nocivi grazie ai quali è possibile la loro individuazione a chilometri di distanza, ci fermiamo per il pranzo nel piccolo, ma pulito e buono kafè Udacha (Fortuna) poco oltre la città più grande che abbiamo incontrato oggi, Achinsk. Gli ultimi chilometri di viaggio volano via grazie ad una provvidenziale quattro corsie, già presente nel 2008 e addirittura ampliata. Arriviamo a Krasnoyarsk, insolita città siberiana circondata da colline e paesaggi simili ai nostri appennini, attraversata dal grande fiume Enisej. Come ci era già successo a Novosibirsk, c’è un problema relativo all’appartamento che avevamo chiesto di riservare attraverso un noto portale on line. I gestori dell’agenzia ci offrono una soluzione alternativa leggermente fuori dal centro ed a malincuore, soprattutto per non sottrarre troppo tempo al nostro riposo, decidiamo di accettare. Peccato che nel pur buono appartamento a noi assegnato manchino lenzuola e cuscini… Dopo una doccia ristoratrice e un poco di riposo decidiamo di andare a passeggiare per il centro cittadino alternando una lunga passeggiata all’uso dei mezzi pubblici molto comodi ed economici. Vaghiamo nelle varie zone della città prendendo atto che alcuni dei locali frequentati nel 2008 sono al momento chiusi o hanno
cambiato nome. Resiste, invece, lo storico Hotel Sever protagonista dello scorso viaggio. Non mancano le vestigia sovietiche in giro per la città, come del resto la toponomastica e i monumenti tutti risalenti a questo periodo storico. Nonostante non manchi la scelta tra i luoghi per cenare, decidiamo di evitare fast food o locali alla moda per privilegiare un ristorante ucraino, lo Shkvarok. Di questi tempi in cui i rapporti tra Russia e Ucraina non sono ottimi, fa davvero piacere vedere un luogo con costumi, musica e piatti della Repubblica ex sovietica. Finiamo per degustare la sempre ottima cotoletta alla Kievana che ci lascia ampiamente soddisfatti. Rapido rientro nel nostro appartamento in zona stazione dove non tarda a raggiungerci il dio Morfeo che ci aiuta a dormire sereni senza l’ansia di una rapida sveglia il giorno dopo, visto che resteremo qui fermi a recuperare energie. Tra le novità di oggi c’è la notizia che dovrebbe esistere un punto di rifornimento privato di metano a Khabarovsk. Grazie a Sergey Colin di Gazprom Italia riusciamo ad avere il contatto per tentare di effettuare questo possibile ed insperato rifornimento. Se questo dovesse avvenire, la parte di viaggio senza diesel-metano si ridurrebbe di circa 1000 chilometri. Maggiori dettagli su questo fatto nei prossimi giorni.
Cosa è cambiato in dieci anni?
– Le strade dentro Mariinsk sono finalmente asfaltate e la quattro corsie per Krasnoyarsk inizia molto più ad ovest rispetto al 2008.
– La parte più viva di Krasnoyarsk è migrata dalla zona est di Piazza della Pace, a quella più centrale con la grande statua di Lenin e il parco cittadino.
Equipaggio del giorno: Guido Guerrini, Emanuele Calchetti, Marina Khololei, Bruno il Cinghiale.
che aveva già soddisfatto i nostri palati a Ekaterinburg, e poi diamo il via al nostro breve tour della terza città più grande della Russia, nonché una delle più giovani. Novosibirsk nasce negli ultimi anni dell’800 come “cantiere” per la costruzione del ponte sul fiume Ob destinato alla Ferrovia Transiberiana. Inizialmente chiamata Novonikolaevskij, prende l’attuale nome in modo definitivo nel 1925. Legata al primo storico nome è la cappella di San Nicola, che tradizionalmente viene considerato come baricentro geografico dell’Impero Russo. In realtà Novosibirsk non regala grandi emozioni architettoniche, storiche e neppure turistiche. Un luogo interessante dal punto di vista monumentale è Piazza Lenin, dove oltre alla statua del noto personaggio si possono ammirare altre composizioni legate al periodo sovietico della città. Ultima tappa del nostro breve giro è, naturalmente, la grande stazione della Ferrovia Transiberiana non lontana dal nostro appartamento, che raggiungiamo testando la interessante metropolitana cittadina. Riconsegnamo le chiavi della casa non senza evidenziare, per la prima volta in questo viaggio, alcune lacune igieniche del luogo dove abbiamo dormito.
strada non avremo altre occasioni se non facendo alcune lunghe deviazioni. Nella stazione Gazprom situata a nord della città abbiamo a che fare, per la prima volta, con personale molto scortese. Oltre a ciò riscontriamo una anomalia nella quantità di metano che carichiamo, secondo noi troppo poca. Ci spostiamo nella seconda stazione della città e sorprendentemente la troviamo chiusa con un cartello che indica quattro giorni di chiusura senza specificare i motivi. Questo non ci rende affatto felici, come non può trasmetterci sentimento diverso la vista del centro commerciale “Zimnjaja vishnja” tristemente noto per un brutto episodio di cronaca di alcuni mesi fa e che passò quasi sconosciuto in occidente. In un incendio all’interno della struttura morirono, secondo le fonti ufficiali, 64 persone di cui 41 bambini. In Russia questo episodio ha colpito fortemente l’opinione pubblica portando ad arresti e dimissioni di politici locali ed uomini di affari. Ancora oggi è possibile notare nelle vicinanze del luogo un monumento fatto di fiori e giocattoli nato spontaneamente in ricordo delle vittime.
“naufragarono” in questo paesino con la vecchia Marea priva della funzionalità della pompa della benzina, venendo trainati da, ironia della sorte, una Toyota di un apicoltore locale. Celebriamo la cosa con foto commemorative nelle stesso punto dove l’auto si fermò, ma scaramanticamente decidiamo di non spegnere il motore. All’epoca, grazie all’iniziativa di una dipendente del piccolo Hotel “Tre Orsi”, nella nottata arrivò un meccanico che riuscì a riparare il guasto e riportare ottimismo al viaggio del 2008. Oggi molto è cambiato e oltre al “Tre Orsi” e al kafè del piano terra, dove ceniamo, sono sorti altri piccoli punti di ristorazione nel paesino che conta circa seicento anime. Non c’è più la dipendente dell’epoca Tatiana e nessuno conosce il meccanico del quale mostriamo le foto scattate nel luglio di dieci anni prima. Per evitare le attenzioni dell’autista ubriaco Sasha e dello strano soggetto, probabilmente alcolizzato, che dorme sotto il portico del locale e che pensa che siamo spie straniere, decidiamo di incamminarci per una passeggiata esplorativa di Krasnyj Jar al tramonto. Anche questa sera il fuso orario non ci consentirà di vedere in tempo reale la seconda semifinale di Coppa del Mondo tra Inghilterra e Croazia. Al mattino sapremo quale delle due nazioni sfiderà la Francia nella finale del Mondiale di Russia.
Su consiglio di amici italiani che hanno vissuto e studiato in questo villaggio dello studente, andiamo a vedere la spiaggia presente nel grande lago formato dalla diga sul fiume Ob, che ricordiamo essere il sesto fiume più lungo del mondo e che sfocia nel lontano Mare Artico. Per raggiungere la sponda sabbiosa, luogo davvero molto animato e vero e proprio “mare” locale, mettiamo alla prova le capacità di fuori strada del nostro veicolo in un angusto e ripido sentiero. Impressionante per noi italiani abituati ai nostri classici mari vedere i russi vivere il fiume come un mare d’acqua dolce. Del resto, se escludiamo l’artico a poco più di 2.000 chilometri, il mare più vicino a questa città è il Mar Caspio a circa 3.000 chilometri. Essendo il Caspio un grande lago salato, il vero mare più vicino è il Mar Nero e i chilometri sono addirittura 4.000, mentre sono poco meno di 6.000 per l’Oceano Pacifico. Il record di luogo delle terre emerse più lontano dal mare non appartiene a questo territorio, ma è in Cina nei pressi di Urumqi, città non molto lontana da qui e che dovremmo attraversare tra circa un mese. Dopo aver verificato la mancata salinità dell’acqua dell’Ob torniamo a Novosibirsk attraverso la trafficata strada che conduce verso il centro della città.
Alloggiamo ancora una volta in un “kvartir”, una casa privata che affittiamo per una notte a prezzo modico. Stavolta lascia un po’ tutto a desiderare, tranne l’ottima posizione centrale a due passi dalla stazione della Transiberiana, esattamente come avvenne nel 2008, e il parcheggio dell’auto, al sicuro davanti alla caserma di quartiere della Polizia.
Più lunga del solito la nostra dormita nell’appartamento privato di Via del Percorso Rosso alla periferia di Omsk. Riconsegnate le chiavi alla padrona di casa e caricato il bagaglio nell’Hilux ci spostiamo nel centro della città per fare qualche ora di sano turismo e la colazione, non prevista nei 1500 rubli (circa 21 euro) dell’affitto della casetta. Omsk ha oltre un milione di abitanti, una periferia industriale fatta con tanto cemento, ma un piccolo centro ordinato e pulito. Il monumento più noto è la Cattedrale dell’Assunzione, ricostruita negli ultimi anni nei luoghi dove sorgeva prima degli anni ‘30. Passeggiando verso il fiume Irtysh si può osservare l’unica parte vecchia della città, fatta di edifici neoclassici prevalentemente di epoca sovietica, ma anche alcuni precedenti alla Rivoluzione. Tra le tante statue presenti c’è quella dello scrittore Dostoevskij, che
qui a Omsk trascorse alcuni anni della sua vita, e non proprio i migliori: vi rimase infatti in esilio dal 1850 al 1854, dopo la conversione della condanna a morte che gli era stata inflitta dal tribunale zarista nel 1849 per attività sovversiva.
molte cose simile all’epopea americana. Centoventicinque anni fa, ci sono cartelli di questo anniversario ovunque, arrivarono qui gli operai che dovevano costruire la ferrovia. Prima i loro alloggi, poi i servizi, infine la stazione e tutte le attività collegate alla ferrovia. In epoca sovietica ecco arrivare anche le fabbriche a rendere sostenibile la vita in questo posto dove l’agricoltura può essere praticata pochi mesi all’anno. Il centro cittadino di epoca sovietica è davvero delizioso, come la pizza che mangiamo in un locale interamente dedicato all’Italia con alle pareti numerose cartoline di pubblicità degli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso. A causa della latitudine e del fuso orario appena cambiato, il sole tramonta attorno alle 23 dell’ora locale, mentre la luce scompare verso la mezzanotte. Con l’oscurità tornano le zanzare che ci accompagnano nella passeggiata che dalla piazza principale ci riporta all’albergo. Dopo aver donato alcuni centilitri del nostro sangue ai poco simpatici insetti possiamo finalmente dormire in attesa della giornata che ci porterà a Novosibirsk, la capitale della Siberia
Non abbiamo dormito molto a causa della lunga nottata calcistica che ha visto la Russia lasciare il mondiale, ma restiamo stupiti nel vedere ancora al mattino presto tifosi russi girare per la città con i postumi di sbornie colossali. Per tutta la notte, non solo a Tyumen, il popolo russo è sceso in piazza per festeggiare comunque l’ottima esperienza della propria nazionale in questo storico torneo disputato in casa. Se qualcuno pensava che prevalesse la tristezza, dopo l’eliminazione ai rigori da parte della Croazia, si sbagliava di grosso: permane un’atmosfera serena e felice, eccessi a parte. Di uno di questi eccessi siamo testimoni vedendo un nostro vicino di casa cadere a terra di schianto a pochi metri da noi, ignorato da gran parte dei suoi amici. 
Dopo la riposante notte nella casetta di via Shartashkaya, ci dedichiamo ad una più che piacevole colazione nei pressi della nostra dimora. Nella stessa piazza c’è un interessante memoriale della guerra in Afghanistan che visitammo anche nel 2008. Di solito i monumenti che ricordano le guerre vedono sempre statue di soldati potenti, sicuri e forti. Il protagonista di questo luogo è invece un soldato seduto e apparentemente triste. Il monumento è stato ampliato con i nomi, i luoghi e gli anni della scomparsa di tutti i soldati russi impegnati nelle varie guerre o missioni di pace dopo il 1991. Si può leggere Jugoslavia, Cecenia, Abcasia, Ossezia, Tagikistan, Nagorno-Karabak e tanti luoghi poco noti all’opinione pubblica occidentale. Recuperato il veicolo parcheggiato in un posto sicuro nel sotterraneo di un palazzo, andiamo a visitare il Centro “Boris Eltsin”, complesso museale e commerciale dedicato al più illustre cittadino di Ekaterinburg. A parte alcune statue e reliquie decisamente pacchiane, è possibile capire attraverso la visita di questo luogo molte dinamiche della vita in Russia negli anni ‘90. Pur prendendo atto della parzialità della mostra tendente a valorizzare la figura di Eltsin, rimaniamo colpiti da alcune delle ricostruzioni presenti sia in forma audiovisiva che con materiali dell’epoca.
Il secondo impegno della mattinata ci vede andare a visitare un altro luogo decisamente insolito ubicato a circa quindici chilometri dalla città. Per strada, uscendo dal centro cittadino, abbiamo modo di ammirare lo strano stadio nel quale si sono giocate numerose partite dei mondiali, la cui particolarità sono le due tribune aggiunte in corrispondenza delle due curve, che non collimano affatto con la forma circolare dell’impianto, risalente addirittura ai tempi di Stalin e del quale è stata preservata la facciata di epoca sovietica. Arriviamo quindi a Gànina Jama, un complesso di monasteri ubicato in una foresta fuori da Ekaterinburg. Qui incrociamo due jeep di due spedizioni russe simili alla nostra e che, partite da Kirov e Joshkar Olà sono dirette a fare il giro del Lago Bajkal nella Siberia centrale.
Dopo questa lunga mattinata di storia e una pausa gastronomica in una non eccezionale “stolovaya” all’uscita della città riprendiamo il viaggio verso est. Oggi abbiamo con noi anche una nuova compagna di viaggio che ci seguirà fino al Pacifico: la Ferrovia Transiberiana. Nel corso del cammino odierno ci incrociamo spesso con lunghissimi treni merci trainati anche da tre o quattro locomotori. A metà pomeriggio usciamo di una quindicina di chilometri dal tracciato principale per raggiungere nel piccolo paese di Sukhoy Log una stazione di metano della quale Fornovo ci ha comunicato l’esistenza. Anche in questo caso il punto di rifornimento è nuovissimo e dotato di attacco russo ed europeo. Assieme a noi si riforniscono ben tre camion di grandi dimensioni, a dimostrazione che in Russia il diesel-metano è molto diffuso nell’autotrasporto. Il rifornimento ci permette di calcolare i consumi dal precedente “pieno” risalente a Kazan. Con sorpresa scopriamo che la nostra autonomia di solo metano ha superato i 1.100 chilometri, un risultato molto positivo e dovuto sia all’andamento lento del nostro cammino e pure alla buona qualità del metano che carichiamo in Russia. L’obiettivo di giornata è la città di Tjumen’, capoluogo dell’omonima oblast’ e luogo molto simbolico del nostro viaggio, visto che questa città è equidistante da Lisbona e Vladivostok, quindi anche dai due oceani che intendiamo unire con questo viaggio: sono circa 7.000 i chilometri tra questa città siberiana e l’Atlantico, altrettanti da qui al Pacifico. Nonostante il fuso orario proibitivo e la sveglia di domani mattina molto presto, a Tjumen’ vediamo l’incontro di calcio valido per i quarti di finale del Mondiale tra Russia e Croazia e che vede i padroni di casa uscire a testa alta da un Mondiale andato ampiamente oltre le loro aspettative.


uno dei tergicristalli anteriori. Ci fermiamo per cercare il pezzo a bordo strada senza accorgerci che era rimasto incastrato nell’alettone posteriore dell’Hilux. Una volta rimesso al suo posto il pezzo, il nostro viaggio prosegue. Abbiamo scelto di non percorrere la strada del 2008, la M-7 che attraverso la Baschiria e la relativa capitale Ufa conduce verso i Monti Urali. Avendo a disposizione un veicolo adatto, decidiamo di percorrere le più avventurose strade dell’oblast di Kirov e della Repubblica di Udmurtia. Non ci aspettavamo, a dire il vero, di trovare chilometri e chilometri in terra battuta, e addirittura un ponte di barche a pagamento per attraversare il fiume Vjatka. Di certo se avessimo avuto una normale utilitaria qualche problemino di transito lo avremmo avuto! Ci impressionano alcuni paesini che attraversiamo in mezzo al nulla, se non qualche casa in legno, piccoli negozi e come unico presidio statale l’ufficio postale. Con il passaggio da Kirov all’Udmurtia migliora anche il fondo stradale e aumenta il numero di chilometri percorribili in un’ora, che in ogni caso non sono mai più di 80-90, visti i posti di blocco della polizia su ogni strada.
un salto avanti di due ore di fuso orario portandoci a +2 su Mosca e +3 sull’Italia. L’obiettivo di giornata è arrivare sui monti Urali, rimanendo nel lato europeo per poter attraversare il confine continentale nella mattinata di domani. Per questo decidiamo di fermarci a Kungur, ridente paese alle falde della catena montuosa e ricco di aspetti interessanti. Il nostro arrivo coincide con una festa in piazza dedicata alle mongolfiere, evento al quale partecipano numerose persone. A Kungur prendiamo possesso di una camera nel centralissimo Hotel Iren, che prende il nome da uno dei due fiumi che attraversano la città e che dispone di camere pulite ed economiche. Nell’apprezzare le cose interessanti di questa cittadina ci scordiamo le due ore di fuso orario che abbiamo guadagnato e rischiamo seriamente di non riuscire a cenare. Fortunatamente troviamo un locale che sforando un po’ sull’orario di chiusura ci permette di non andare verso l’albergo a pancia vuota. Gli ultimi minuti prima del sonno sono dedicati ad una rapida passeggiata nel lungofiume cittadino.
Dopo una sosta presso la casina di Via dei Cosmonauti ci dedichiamo al pranzo in un fast food molto popolare a Kazan, il mitico Tat-Mak. Il nome richiama la nota catena americana che vende hamburger, ma qui il piatto forte sono delle pizzette tartare in versione aperta o chiusa tipo il nostro calzone. I Tat-Mak in giro per Kazan sono più di dieci e il cibo proposto è molto popolare oltre che essere decisamente economico. La funzione di riempire lo stomaco le pietanze del Tat-Mak la assolvono completamente. A questo punto le strade dell’equipaggio si separano con Guido e Olga impegnati nelle attività tipiche di chi aspetta l’arrivo di un figlio ed Emanuele e Marina in giro a vivere le meraviglie turistiche della città: dapprima nel bellissimo Cremlino, con, tra l’altro, la moschea Kul Sharif, la cattedrale ortodossa dell’Annunciazione, la curiosa torre pendente di Sjujumbike, legata a un’affascinante leggenda, la residenza del Presidente della Repubblica del Tatarstan; quindi nel piacevole e molto curato lungo-Kazanka, per poi risalire verso il centro città incontrando ben due statue di Lenin, una tradizionale come in tutte le città ex-sovietiche, l’altra particolare perché ritrae Vladimir Ul’janov giovanissimo, quando era studente della locale università.
In serata c’è tempo per il rifornimento di metano nella nuova stazione Gazprom appena inaugurata nel quartiere Azino e per un ultimo controllino alla macchina con l’aiuto dell’ormai indispensabile Farid. Di nuovo i dipendenti Gazprom ci accolgono con simpatia vista la particolarità del nostro progetto. Interessante rilevare che anche in questa stazione di metano tatara è possibile rifornire usando l’attacco europeo Ngv-1 e non solo quello russo.

Gli impegni della lunga giornata si concludono con una straordinaria cena-degustazione al ristorante Basilico, lungo Ulitsa Baumana, l’arteria pedonale principale della città. Al gruppo si aggiungono Gulya e il piccolo, quasi due anni, Kamil’. Gulya, assieme al cugino Iskander, fu fondamentale nella spedizione di dieci anni fa ed è stata poi un importante punto di appoggio durante le visite successive al viaggio del 2008. Possiamo dire che se non ci fossero state le attenzioni e la voglia di farci conoscere la città da parte di Gulya ed Iskander, probabilmente il nostro affetto per Kazan non sarebbe mai arrivato ai livelli attuali. La degustazione che ci viene proposta consiste di un antipasto parzialmente “made in Italy”, un’ottima pizza affiancata da una lasagna ed infine carne di vitello: “Se tutte le componenti alimentari del gustoso antipasto non sono provenienti dall’Italia”, sottolinea lo chef, “è per via delle sanzioni alla Russia che complicano notevolmente il lavoro di chi vuol portare in tavola una cucina italiana vera”. Quando viaggiamo lontani dall’Italia preferiamo sempre la cucina locale a quella internazionale oppure italiana. Se dobbiamo fare delle eccezioni,questo può avvenire solo in luoghi dove la qualità di ciò che mangiamo è certa. Questo è il caso di Basilico, l’unico ristorante “italiano vero” di Kazan.
