Ancora una volta Cesare Martino e Francesca Olivoni difenderanno i colori dell’azienda valtiberina e della Scuderia Etruria Racing
Due le buone notizie che accompagneranno le prime gare del campionato italiano dedicato alle energie alternative. La prima è la sospensione per un anno del discusso criterio dei consumi che in passato ha stimolato la fantasia di equipaggi e costruttori per individuare tecniche per aggirarlo, a volte riuscendo anche a falsare i risultati. La seconda è la conferma dell’equipaggio composto da Cesare Martino e Francesca Olivoni con la Seat Leon a biometano di Piccini Paolo Spa con la collaborazione di Scuderia Etruria Racing.
Piccini Paolo Spa, assieme a Snam, sarà anche protagonista del rifornimento mobile di biometano, gas ecologico prodotto grazie alla lavorazione della frazione organica di rifiuti, scarti alimentari-agroindustriali e biomasse agricole.
Francesca e Cesare sono cresciuti agonisticamente all’interno dell’Associazione Torino-Pechino. La prima è stata vicecampionessa del mondo nel 2013 e seconda classificata anche al campionato italiano 2019. Nel curriculum della copilota di Pieve Santo Stefano anche una vittoria dell’Eco-Rally San Marino-Montecarlo nel 2016. Cesare Martino, terzo classificato nel campionato italiano 2019, ha debuttato in questa specialità sportiva da appena un anno dimostrando fin dalle prime gare un talento naturale per questa disciplina.
“È una grande soddisfazione continuare quest’avventura e consolidare un rapporto con un’azienda del territorio valtiberino che crede fortemente nello sport e nella mobilità a bassissimo impatto ambientale, nel nostro caso rappresentata dal biometano”, ha dichiarato Francesca Olivoni alla vigilia. “Allo stesso tempo sarà complesso e difficile confermare i risultati dello scorso anno visto il livello elevato dei nostri competitor come i campioni del mondo uscenti Fuzzy Kofler e Franco Gaioni”, continua la copilota toscana.
I due altoatesini, che nella stagione 2019 furono compagni di squadra di Guido Guerrini ed Emanuele Calchetti, correranno con Snam4mobility facendo debuttare nel campionato italiano una Toyota C-HR ibrida alimentata a biometano, una della più interessanti attrazioni della gara lombarda.

La sveglia in montagna è una cosa insolita per le dinamiche del nostro viaggio, ed è piacevole vedere le alte vette attorno alla valle della Drava. Tra l’altro questo fiume è protagonista di un triste episodio avvenuto nelle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale. Nella vicina Carnia, che abbiamo attraversato poco meno di quattro mesi fa, dopo la caduta del fronte sovietico successivo alla Battaglia di Stalingrado, i cosacchi alleati dei tedeschi furono evacuati qui con il sogno di una nuova patria. In meno di due anni il fronte arrivò in Italia e i cosacchi ebbero paura di arrendersi ai partigiani italiani che arrivavano da sud o ai soldati jugoslavi e sovietici che avanzavano da est. Si trasferirono a Spittal e si consegnarono agli inglesi con la speranza di non essere poi passati ai sovietici. Londra era già in accordo con Mosca e al momento in cui i cosacchi compresero il proprio destino, molti decisero di suicidarsi nella Drava. I numeri non sono chiari, c’è che racconta di centinaia di morti e chi di oltre ventimila. Nel cimitero cosacco di Lienz riposano almeno settecento di coloro che morirono in questa occasione. Altro particolare poco noto è che la Drava nasce in territorio italiano ed è il fiume più lungo tra quelli che scorrono o transitano in Italia. Con i suoi 749 chilometri si getta sul Danubio dopo aver toccato Italia, Austria, Slovenia, Croazia ed Ungheria. Quindi la sorgente della Drava, nel comune di Dobbiaco, è oltre lo spartiacque alpino. Questo singolare aspetto riguarda solo una piccolissima parte del territorio italiano e accomuna la parte finale della Valpusteria alle zone di Tarvisio e Livigno.
Proprio in questo contesto geografico attraversiamo il confine tra Austria e Italia che dopo 115 giorni ci riporta in Patria. Foto di rito nei pressi della struttura confinaria in disuso e rilancio social, come da tradizione, dell’evento. Ancora pochi chilometri e raggiungiamo il paese di Brunico dove c’è la sede di Bts Biogas, uno dei principali compagni di viaggio della nostra avventura. Assieme a Riccardo, presente anche alla partenza di Torino, visitiamo l’impianto di trasformazione di San Lorenzo, ad un paio di chilometri da Brunico. L’impianto in questione è ubicato in un bel contesto naturale e produce energia grazie al conferimento di letame da parte dei numerosi piccoli produttori presenti nella vallata. Quindi in questa caso non c’è un grosso allevamento proprietario dell’impianto, ma tutto è affidato al consorzio degli allevatori e agricoltori locali. La cultura ambientale presente in questa terra è sicuramente favorevole per incentivare questo tipo di attività.
Lasciamo Brunico regalandoci un ottimo pranzetto lungo la strada che scende a Bressanone. Si torna a mangiare italiano, seppure con accento altoatesino. Speck, formaggi e vino Lagrein ci fanno riscoprire il piacere eno-gastronomico di questo territorio. Proseguiamo la discesa nella valle dell’Adige e raggiungiamo Affi, dove si trova la sede operativa sempre di BTS Biogas. Qui incontriamo molte delle persone che ci hanno seguito in questi lunghi mesi di viaggio e sia Bruno che Guido non si sottraggono alle numerose foto a ricordo di questa visita. Realizziamo, con l’aiuto dell’agenzia pubblicitaria Prograf di Verona, partner di BTS, anche dei videclip che raccontano alcuni aspetti del nostro viaggio.